UMBERTO DI LAZZARO

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Umberto Di Lazzaro (Roma 1898 – 1968)

Vi sono artisti per cui diviene quasi una sfida una sfida capire chi fossero e in che ambito lavorassero. Fra questi “casi impossibili” rientra anche Umberto Di Lazzaro, disegnatore attivo per poco più di un decennio a cavallo tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, con una produzione nota che non arriva a quindici cartelloni. E questo nonostante non ci sia pubblicazione o esposizione che si occupino di aeropittura che non lo citi.

Figlio di Ferdinando e Degenia Siliprandi, Umberto ebbe sei fratelli. Non sappiamo in quale scuola si sia formato, ma probabilmente si trattava di un istituto tecnico dove ha potuto assecondare la sua passione per gli aerei che disegnava con estrema perizia e in modo molto realistico.

Il suo primo cartellone conosciuto è quello realizzato per la Coppa Bonmartini nel 1926, dove l’opera di Di Lazzaro è ancora profondamente avulsa dallo stile realistico dei cartellonisti di inizio secolo: un ragazzino con pantaloni corti rincorre il suo modellino prima che questo tocchi terra. Ma già nel 1927, quando si cimenta con la realizzazione del cartellone per la Coppa Schneider che si svolse a Venezia, Di Lazzaro inizia a dar mostra di conoscere i contenuti della nuova arte che si stava imponendo al grande pubblico, quell’aeropittura che aprirà la strada al secondo Futurismo. Se il Pegaso imbizzarrito tra le acque dell’Adriatico è ancora raffigurato in modo quasi “documentario”, nonostante la figura mitologica incarni perfettamente il nuovo spirito artistico che avanzava, indomabile e sprezzante del pericolo, è l’idrovolante rosso che sfreccia nel cielo blu, con sbaffi che sembrano ghiaccioli formatisi per la velocità e l’alta quota raggiunta dal velivolo, a introdurci nel mondo futuristico della modernità.

Di Lazzaro però, nonostante questo acerbo guizzo futurista, non riuscirà mai ad essere annoverato tra gli aeropittori e di fatto non parteciperà mai a nessuna esposizione dedicata alla nuova arte.

Nei manifesti successivi a quello della Coppa Schneider, infatti torna a prevalere la sua formazione tecnica, dove il gusto per il dettaglio dell’aereo prevale sulla fantasia compositiva, come se non riuscisse a far suo quel quarto punto del manifesto degli aereopittori che enunciava: “dipingere dall’alto questa nuova realtà impone un disprezzo profondo per il dettaglio e una necessità di sintetizzare e trasfigurare tutto”. Di Lazzaro di fatto non riuscirà mai veramente a prendere il volo verso una sintesi della rappresentazione perché a lui non interessava tanto una visione trasfigurata del mondo visto dall’alto quanto piuttosto la macchina per raggiungere quell’obiettivo. Non a caso, nel 1928 realizzerà due cartelloni didattici sulla Nomenclatura Generale dell’Aeroplano e Varie Forme di Aeroplani Moderni e nel 1929 quando firma il manifesto del Giro Aereo d’Europa, è assente ogni riferimento al futurismo. Difficile quindi assimilare totalmente l’arte di Di Lazzaro a quella di Fedele Azari, Giacomo Balla, Tullio Crali, Gerardo Dottori, Fortunato Depero e tanti altri.

Di Lazzaro alla fine si lasciò trasportare più dalla sua passione per l’aeronautica e la propaganda di regime che all’adesione a un movimento artistico che probabilmente sentiva estraneo.

Del 1931 è il manifesto della Trasvolata Italia-Brasile con protagonista Italo Balbo e del 1933 sono i manifesti della Trasvolata atlantica del Decennale – anche questa impresa compiuta da Balbo partendo dalla capitale italiana e raggiungendo New York in pattuglia con 25 idrovolanti – dove il carattere descrittivo è preponderante sulla fantasia, salvo in quello della Crociera aerea del Decennale in cui l’Italia è rappresentata dalla faccia del Duce scolpita sulla pietra bianca e gli Stati Uniti dallo skyline di New York che ricorda vagamente la lezione di Sant’Elia. Un netto ritorno all’aeropittura è la rara cartolina originale, stampata dalle Grafiche I.G.A.P. di Roma-Milano in occasione della già citata impresa della “Centuria Alata di Italo Balbo, la Crociera del Decennale sulla rotta Roma-Chicago-New York-Roma. La cartolina illustra con tratto futuristico l’arrivo degli Atlantici a New York il 19 luglio 1933.

Anche nel suo ultimo manifesto conosciuto Umberto di Lazzaro cerca di tornare alla lezione dei maestri futuristi, il cartello realizzato attorno al 1936 per l’ENIT, che pubblicizza le Linee Aeree Italiane. Due aerei stilizzati, uno rosso e uno bianco, si incrociano in volo uno in fase di decollo e uno in atterraggio ed entrambi presentano le stesse roboanti scie di un mondo che corre, o meglio che vola a una velocità supersonica.

Cosa sia stata l’attività di Di Lazzaro dopo questo suo ultimo manifesto fino al 1968, anno della sua morte, non è dato ancora saperlo. Forse ha assecondato la sua passione prediligendo il disegno meccanico degli aerei all’effimera arte passeggera della pubblicità.