DORA MAAR

Dora MAAR (Parigi 1907 –  1997)

Nata Henrietta Theodora Markovitch, Dora Maar è una fotografa, pittrice e poetessa francese la cui carriera e i cui successi sono stati oscurati, mentre era in vita, dalla relazione con Pablo Picasso. La sua opera è stata riscoperta e rivalutata dopo la sua morte.

Maar, madre francese e padre croato, trascorre la sua infanzia a Buenos Aires, dove il padre lavora come architetto. Nei primi anni Venti rientra a Parigi, dove frequenta vari istituti d’arte, tra cui l’Académie Julian e l’atelier di André Lhote. All’inizio degli anni Trenta intraprende la carriera come fotografa, condivide lo studio con lo scenografo Pierre Kéfer, conosce Man Ray e adotta il nome Dora Maar. Gli anni Trenta, caratterizzati da una forte crisi economica, rappresentano un periodo favorevole allo sviluppo della “fotografia di strada”. L’attenzione di Maar è catturata dai mendicanti, dai vagabondi e dalle madri sole con i figli piccoli, che ritrae con profonda umanità. Lavora nella moda e nella pubblicità, ma la sua rete di conoscenze si espande velocemente e dal 1935 è membro a pieno titolo del movimento surrealista, ne condivide attivamente l’impegno politico di sinistra, fotografa molti degli artisti che ne fanno parte, espone con loro (è una delle pochissime donne ammesse) e stringe forti legami con André Breton, Paul Éluard e Georges Bataille. Il suo lavoro inizia ad assumere le caratteristiche oniriche, oscure e talvolta angoscianti tipiche del Surrealismo. Il mondo dei sogni, l’arte infantile, il primitivo, l’erotismo e l’inquietante distorsione del quotidiano: ecco l’universo di Dora. Tecnicamente può vantare una ricca esperienza, che le permette di ritoccare i negativi e sovrapporre immagini con rara sensibilità. I suoi lavori comprendono solarizzazioni, collage e fotomontaggi, alcuni dei quali sono diventati celebri icone del Surrealismo.

La storia tra Maar e Picasso inizia verosimilmente nel 1935. Lei lo immortala spesso, così come lui ritrae lei – è lei la celebre Donna che piange – e le foto di lui mentre dipinge Guernica sono uno straordinario documento storico che testimonia la realizzazione di una delle opere pittoriche più significative del Novecento. È Picasso a convincerla ad abbandonare la fotografia per dedicarsi alla pittura. Un processo che si rivelerà estremamente conflittuale sotto tutti i punti di vista, perché è difficile emanciparsi dall’influenza soverchiante del genio. Le composizioni di Dora però, in particolare le grandi nature morte, rivelano una immobilità e forme stilizzate che fanno presagire il futuro linguaggio astratto che adotterà. La relazione con Picasso nel corso degli anni degenera fino a naufragare definitivamente nel 1944 circa. La tormentata vita sentimentale e i dolorosi eventi della seconda guerra mondiale la travolgono, facendola sprofondare nella depressione e in una crisi psicologica che richiede il ricovero psichiatrico. Sottoposta anche all’elettroshock, grazie all’intervento dell’amico Éluard, viene seguita dallo psicoanalista Jacques Lacan. Per farsi un’idea del rapporto Picasso-Maar è illuminante una frase pronunciata da quest’ultima: “Tutti pensarono che mi sarei suicidata dopo che Picasso mi aveva lasciata, ma non lo feci per non dargli questa soddisfazione.” In realtà Dora è disperata e i successivi cinquant’anni la vedono impegnata in una lotta titanica per ritrovare sé stessa.

La pittura e la religione rappresentano le due strade per trasformare lo sconforto procurato dalla perdita dei suoi punti di riferimento. Fino alla fine degli anni Cinquanta frequenta ancora qualche amico e alcuni ambienti artistici, ma le sue apparizioni si fanno sempre più rare e non espone più. La sua produzione pittorica si evolve liberamente. I soggetti delle sue opere si arricchiscono dei paesaggi disadorni di Ménerbes, luogo in cui Picasso le aveva regalato una casa e dove, quando non è a Parigi, conduce una vita molto riservata: meditazione, ricerca spirituale e pittura. La poesia, dimensione che l’ha accompagnata per tutta la vita, lascia un’impronta sempre più profonda nel suo percorso artistico. I suoi paesaggi sono essenzialmente lirici, fino a virare verso l’astrazione. Poco alla volta, la figurazione scompare per lasciare spazio all’essenza poetica del soggetto. Dagli anni Ottanta, sempre dividendosi tra Parigi e Ménerbes, si isola totalmente e la sua religiosità diventa fanatismo bigotto. Negli ultimi anni di vita, Dora Maar riprende la fotografia e rielabora dei vecchi fotogrammi, evidentemente spinta da una creatività inesauribile.

Nel 1995 a Valencia viene allestita la sua prima grande retrospettiva, Dora Maar fotografa (Fundación Bancaixa).

Nel 2006 la sua casa (la Dora Maar House) di Ménerbes è stata aperta come ritiro per scrittori, studiosi e artisti all’interno di un programma gestito dal Museum of Fine Arts di Houston.

Numerose sono le pubblicazioni a lei dedicate, così come le mostre.
Tra le più recenti e istituzionali:

2022 Pablo Picasso e Dora Maar. Un dialogo con la Fondation Beyeler, Pinacoteca Agnelli, Torino.

2019-2020 Dora Maar, Centre Pompidou, Parigi; Tate Modern, Londra; J. Paul Getty Museum di Los Angeles. A oggi, la più ampia retrospettiva mai organizzata.

2014 Dora Maar. Nonostante Picasso, Palazzo Fortuny, Venezia.

2001-2 Dora Maar & Picasso, Haus der Kunst, Monaco; Dora Maar: Bataille, Picasso et les Surréalistes, Centre de la Vieille Charité, Marsiglia; Dora Maar: la fotografia, Picasso y los surrealistas, Centre Cultural Tecla Sala, Barcellona.