UBERTO BONETTI

Verona, aerovista - UBERTO BONETTI
Verona, aerovista (377)
Varazze, aerovista - UBERTO BONETTI
Varazze, aerovista (366-bis)
Bologna, aerovista - UBERTO BONETTI
Bologna, aerovista (048)
La Spezia, aerovista - UBERTO BONETTI
La Spezia, aerovista (149)
Milano, Duomo, aerovista - UBERTO BONETTI
Milano, Duomo, aerovista (204)
Varigotti, aerovista - UBERTO BONETTI
Varigotti, aerovista (368-bis)
Sanremo, aerovista - UBERTO BONETTI
Sanremo, aerovista (327)
Sestrière, aerovista - UBERTO BONETTI
Sestrière, aerovista (333)

Uberto BONETTI (Viareggio, 31 gennaio 1909 – 10 aprile 1993)

Intraprende giovanissimo gli studi artistici a Lucca, dove avrà come insegnante Lorenzo Viani e, ancora studente, lavorerà in qualità di disegnatore per architetti e scultori. Nel 1929, anche se non ufficialmente, è fra i decoratori per l’allestimento del celebre “Ballo degli Immortali” all’hotel Kursaal di Viareggio. Qui conosce molti personaggi celebri che in seguito continuerà a frequentare, tra i quali Luigi Pirandello, Filippo Tommaso Marinetti, Primo Conti e altri esponenti del mondo della cultura e della politica, ritratti da Bonetti anche in caricatura. S’iscrive alla Facoltà di Architettura a Firenze, ma dopo aver vinto il concorso di ammissione per le Accademie di Bologna e di Carrara sceglie di frequentare quest’ultima per motivi logistici ed economici. Inizia ad occuparsi anche di moda e sviluppa una serie di studi sulle maschere della Commedia dell’Arte che, riletti in chiave sintetica, condurranno alla creazione del Burlamacco, maschera simbolo di Viareggio, che comparirà per la prima volta nel manifesto per il carnevale del 1931.
Affascinato dall’esperienza del volo, di cui sperimenta l’ebrezza già nel 1928, decollando da Torre del Lago con l’S16 pilotato dall’amico tenente Filippi, aderisce entusiasticamente alla seconda ondata del Futurismo, in particolare all’aeropittura, i cui principi sono enunciati nel manifesto del 1929. Conosce, tra gli altri, Krimer (Cristoforo Mercati), anche lui aviatore oltre che artista ed operatore culturale del Regime, Italo Balbo, Galeazzo Ciano, Fortunato Depero, Thayaht e Curzio Malaparte, per il quale eseguirà, su precise indicazioni di Malaparte stesso, i disegni architettonici per la villa di Capri. Intorno al 1932 inizia a lavorare presso gli stabilimenti cinematografici Pisorno a Tirrenia, ma solo dal 1939 potrà firmare i suoi lavori come architetto di scena. Le sue attività spaziano dalla pittura alla grafica, dall’architettura all’allestimento per manifestazioni temporanee, dalla moda al design.
Viaggia moltissimo, in particolare dal 1932 al 1938 circa per realizzare la serie delle Aeroviste d’Italia, progetto impegnativo e ambizioso, consistente nella creazione di vedute aeree di città italiane, grandi e piccole, finalizzate a realizzare dei pannelli per decorare le sedi di rappresentanza delle colonie italiane. Nessuno dei telari definitivi è stato a tutt’oggi rintracciato, ma restano moltissimi tra schizzi, studi, gouaches e definitivi pittorici. Molti viaggi sono anche finalizzati allo studio di costumi tradizionali, anche perché, a seguito delle leggi sull’autarchia, i creativi come Bonetti sono ancor più stimolati a recuperare materiali e stili locali per rileggerli in chiave attuale e moderna. Espone in mostre futuriste e diviene il mise-en-scène del Carnevale di Viareggio. Particolarmente dura si rivela l’“avventura” albanese, dove viene mandato per compiere una serie di sopralluoghi finalizzati alla realizzazione di un film (mai realizzato) sull’eroe nazionale Scanderbeg. Rientra in Italia dopo diversi mesi, profondamente debilitato. La guerra ormai imperversa e, clandestinamente, diviene elemento di collegamento per i gruppi di partigiani operativi lungo la Linea Gotica. Si unisce a loro e durante un’azione di rastrellamento sull’Appennino Tosco-Emiliano viene catturato e deportato. Otterrà il riconoscimento di Deportato di Guerra solo a metà degli anni Settanta.
Durante un bombardamento degli alleati il suo studio è distrutto e con esso gran parte dell’opera grafica e pittorica. Anni ed anni di lavoro si dissolvono. Nel dopoguerra, malato e con un acuto esaurimento psico-fisico dal quale non si riprenderà mai completamente, continua comunque a lavorare, specie nel cinema come allestitore e grafico, e a frequentare scrittori ed intellettuali. Dagli anni Sessanta si dedica all’insegnamento, prima all’Istituto d’Arte di Lucca, poi all’Istituto d’Arte di Pietrasanta ed infine a Faenza. Negli anni Settanta torna con rinnovato slancio al suo primo amore, la difficile tecnica dell’acquerello, della quale è un indiscusso maestro. Torna quindi ad esporre con grande successo a Milano, Firenze, Pistoia e naturalmente a Viareggio. Torna anche all’indagine sulle maschere della Commedia dell’Arte, dandone una nuova interpretazione nell’ultimo splendido ciclo di grandi acquerelli esposti nella mostra che celebra i suoi settanta anni di attività, tenutasi a Palazzo Paolina a Viareggio nel 1992 e voluta dal Comune, dalla Fondazione Carnevale e dal Premio Letterario. È l’ultimo omaggio.