GERARDO DOTTORI

Architettura futurista - GERARDO DOTTORI
Architettura futurista (Dottori)

Gerardo DOTTORI (Perugia 1884 – 1997)

Primo di quattro figli, Dottori nasce da una famiglia di modeste condizioni. Emerso ben presto il suo talento artistico, inizia a frequentare i corsi propedeutici dell’Accademia di Belle Arti della sua città. Seguirà poi i corsi per diventare pittore decoratore; tra il 1904 e 1907 realizza le prime convincenti opere dagli accenti divisionisti, alla ricerca di un linguaggio che lo distingua dagli insegnamenti accademici. Diplomatosi all’Accademia nel 1906, intensifica la sua attività di decoratore di ambienti, che prosegue quando si trasferisce a Milano. Lì approfondisce la conoscenza della pittura divisionista e riceve stimoli fondamentali per l’evoluzione del suo linguaggio pittorico. Attento ai nuovi fermenti culturali, nel 1908 entra in contatto con gli intellettuali che a Firenze dirigevano la rivista di critica d’avanguardia “La Difesa dell’Arte”. Il 1909 segna l’inizio delle decorazioni murali in edifici religiosi in Umbria. Nel 1911 a Roma incontra Giacomo Balla, artista che segna profondamente il suo percorso artistico e lo indirizza verso nuove forme espressive. Al 1912 risale la sua adesione al Futurismo e si intensifica l’attività con il gruppo futurista perugino. Di questo periodo i primi studi di motociclisti, ciclisti, ritmi astrali, esplosioni che esaltano una visione dinamica e sintetica del movimento. Nel 1914 è uno degli organizzatori della memorabile serata futurista tenuta al Politeama di Perugia con la presenza di Marinetti ed altri esponenti del Movimento. Nel 1915 parte per la Prima Guerra Mondiale. Tornato, riprende presto i contatti con gli amici futuristi e nel 1920 fonda il periodico “Griffa!”.
Si stringono i rapporti con Marinetti, che inaugurerà la sua prima mostra personale a Roma. È uno dei primi Futuristi ad esporre alla Biennale di Venezia, dove sarà presente per dieci edizioni. Realizza importanti decorazioni per locali pubblici e grafiche pubblicitarie. È a Roma dal 1926 al 1939, anno in cui rientra a Perugia ad insegnare. L’opera più importante del periodo romano è il Trittico della velocità, che con la decorazione murale dell’Idroscalo di Ostia del 1928, segnerà l’affermazione dell’aeropittura, dando nuovo impulso al corso futurista e all’elaborazione del Manifesto dell’Aeropittura. Nel Manifesto dell’Arte Sacra Futurista firmato da Marinetti e Fillia nel 1931, Dottori è ricordato come il primo pittore futurista che rinnovò l’arte sacra. Tra il 1936 e il 1938 insegna all’Istituto d’Arte di Perugia, per poi essere incaricato della cattedra di Pittura dell’Accademia di Belle Arti, divenendone direttore nel 1940. Alla fine del 1941 scrive il Manifesto umbro dell’aeropittura, la sua dichiarazione di poetica in cui specifica l’originalità del proprio linguaggio aeropittorico. La prima mostra personale del dopoguerra è del 1951 a Milano. Espone incessantemente a numerosissime collettive soprattutto in Umbria. Dipinge fino all’ultimo giorno di una lunga vita e negli ultimi tempi realizzerà anche una serie di opere “astratte”, con tecniche per lui inusuali come i pennarelli. Anche in queste ultime si coglie la continua esigenza dell’artista di coniugare il dinamismo, la sintesi e la simultaneità e quindi la modernità, come aveva insegnato il Futurismo, con l’essenza della natura e dell’uomo per giungere alla spiritualizzazione della natura stessa.

MUSEI
Londra, Tate Modern
Roma, Galleria d’Arte Moderna
Roma, Musei Vaticani
Perugia, Museo Civico