ALBINO GALVANO

Pesci - ALBINO GALVANO
Pesci (Galvano)

Albino GALVANO (Torino, 1907 – 1990)

Dopo gli studi classici decise di dedicarsi alla pittura e nel 1928 entrò nella scuola di Felice Casorati, con l'obiettivo di apprendervi "il segreto di una sintesi in cui il dato naturale risultava assorbito e trasfigurato", come scrisse lo stesso Galvano nel 1952.
Lo studio di Casorati - scuola non solo di pittura ma anche di cultura antifascista - era frequentato, tra gli altri, da S. Bonfantini, I. Cremona, Paola Levi Montalcini, L. Romano, con i quali, e con l'architetto C. Mollino, Galvano strinse un legame di amicizia destinato a prolungarsi per tutta la vita. All'esordio, in occasione della Biennale di Venezia del 1930, la sua pittura apparve vicina al postimpressionismo praticato dal cosiddetto Gruppo dei sei, che, tra il 1929 e il 1931, fu punto di riferimento decisivo per la volontà di rinnovamento dei più inquieti tra i giovani artisti operanti a Torino.
Nel 1938 si laureò con una tesi dedicata alla pedagogia della religione, primo atto di un approfondito confronto con le tematiche spiritualiste e antropologiche.
Esercitò anche l’attività critica collaborando nel dopoguerra a testate importanti e interrogandosi continuativamente e con notevole acutezza sul senso del proprio percorso pittorico e su quello del maestro e dei compagni di strada.
Nel 1941 fu assistente alla cattedra di pittura di E. Paulucci all'Accademia Albertina di Torino; dal 1942, e fino al 1978, insegnò storia e filosofia negli istituti liceali, stabilendo con numerosi allievi, primo fra tutti E. Sanguineti, duraturi rapporti di scambio culturale.
Nei mesi successivi al 25 aprile 1945 fu tra i promotori dell'Unione culturale torinese, un'associazione che raccolse intellettuali e artisti decisi a impegnarsi attivamente per il riscatto della cultura italiana. Nel 1947 pubblicò con il pittore P. Oriani il primo numero (rimasto unico) della rivista Tendenza, in cui figura un articolo programmatico in cui sono messe a fuoco le coordinate teoriche della sua poetica.
Nel 1949 presentò all'Unione culturale la prima Mostra internazionale dell'Art Club. Sia nelle vesti di organizzatore culturale sia in quelle di pittore i suoi obiettivi erano quelli di salvaguardare l'indipendenza della ricerca artistica e di favorire il rinnovamento dei mezzi linguistici.
Tra il 1945 e il 1949 si aprì nella sua pittura una fase espressionista, caratterizzata dalla semplificazione dei contorni lineari e dall'uso di un cromatismo timbrico e bidimensionale. Gli sviluppi di questa ricerca lo condussero, intorno al 1950, ad avvicinarsi all'astrazione e a costituire la sezione torinese del Movimento arte concreta (MAC). Come suggeriscono i titoli, molte sue composizioni astratte sono segnate da una forte valenza religiosa e metafisica. Alle radici e al significato dell'arte astratta dedicò alcuni contributi che ne mettevano a fuoco le connessioni con le fonti spiritualiste del decadentismo e ne evidenziavano il contenuto simbolico.
Alla metà degli anni Cinquanta la pittura di Galvano si aprì a ricerche segniche e gestuali di impronta informale, presentate in una sala personale alla Biennale di Venezia del 1956. Alla fine del decennio, in una serie di dipinti dedicati all'iris e concepiti come omaggio a S. Mallarmé, si avviò il recupero, in un primo tempo allusivo e indiretto, della figuratività.
Fondata sul piano storico e teorico (vedi i suoi due volumi Per un'armatura, 1960 e Artemis Efesia, 1967) l'ipotesi dell'attualità intramontabile del potere emblematico dell'immagine, la nuova fase della pittura di Galvano, che egli stesso qualificava come neoliberty, proseguì, dopo una pausa prolungatasi dal 1962 al 1965, con i cicli dei nastri, delle bandiere, degli anelli di Moebius, cui seguirono, negli anni Settanta e Ottanta, i segni di un incerto alfabeto e infine i cespugli, i ciottoli, i relitti dei quadri dell'ultimo periodo.